[MAGA SKYMARATHON] In coda al gruppo


Sebbene mi sia già prodigato a segnalare, insieme alle seduzioni incomparabili ed estreme di altri trail, i ringraziamenti di cuore questa volta li faccio agli organizzatori e ai volontari della MAGA SKYMARATHON. I quali ci hanno assistiti e incoraggiati lungo tutto il percorso come nemmeno padre e madre avrebbero fatto. E per quanto riguarda il sottoscritto plurale, il famoso sacco di meriti lo attribuisco alle tre scope della corsa: Ivano, Maurilio e Antonio. Tutti amici che mi hanno seguito nei momenti difficili consentendomi di superare – in sicurezza – quel tanto di percorso che sono riuscito a fare. E infine, un doveroso vaffanculo,  lo dedico a me stesso. Sofferente di vertigini, nonchè consapevole di questo fatto, avrei dovuto pensarci un milione di volte prima di iscrivermi a una corsa come questa. Se un milione mai bastasse.
Comunque sia, grazie a tutti. Mi allungo in un abbraccio virtuale. E magari ci rivediamo l’anno prossimo.

A Simona, custode gentile di me caos.

“L’intensità dei dolori è variabile e sfolla dai singoli muscoli, ma non dall’ubiquità nel suo insieme. Che invece è unica e si chiama corpo.” – Mel O’Zuccone.

Il giorno che per la prima volta andai a prendere Simona e la trascinai fino a Vicenza,una volta chiamata Vincenza, non potevo immaginare che presto mi sarei ritrovato a parcheggiare ricordi sulle pagine diun blog e frequentareun alter-ego col quale è raro che non discutiamo, o che avrei beccato un Tyson nano al ristorante nè tantomeno di voler uccidere qualcuno. Ad esempio me stesso, per essermi portato a correre sopra le creste delle montagne.

Ma le cose sono andate così.

Più precisamente, l’onere meritorio di tutto questo? Alla larga, sono stati i venti nefasti che dagli USA attraversarono tutto l’oceano nel 2008 e, come se fossero a caccia, vennero a beccare molti residenti nella Zia Londra d’Europa. E pure me. Che, proprio da quelle parti, battevo la fiacca a metter su famiglia. Bastava svolazzare di palle e guadagnare quanto sarebbe bastato per ritirarsi in meno di dieci giorni. Ma quei venti, così veloci da non sembrare fiacchi, spazzarono via la mia esistenza e ne seppellirono ombra e membra dentro casa.

Avessi potuto conversare con quel fronte d’aria largo quanto un continente, gli avrei suggerito, già che c’era, di tagliarmi a fette.

Con lo psicologo di fianco, dico che questo è il passato.

Ora che posso, un ultimo corollario di attualità lo drappeggio: ero uno di quelli rimasti col margine della società a propria disposizione, una prateria immensa e mi ci sono messo. A correre.

Con questo correre, invece, non ho raggiunto il passato.

Dunque, torniamo a – Cosa è successo alla MAGA? Il calendario aveva questa Skymarathon sui binari del tempo e, si sa, che fermare questo treno è come far schizzare le palle a una mucca. Allora l’ho guardata avvicinarsi, il più delle volte ipotizzando di farmela scappare. E poi, a questa corsa, mi ci sono ritrovato insieme ad uno stormo di anime marziane.

Altrimenti, per cos’altro stavamo parlando Edilio ed io.

– Essere competitivo, – mi aveva chiesto lui, – cancella le pulsioni al trascendente?

Quanto cazzo vorrei rispondere immediatamente. Ma prima devo spendere due parole su chi è costui, Edilio.  Che ci sia qualcuno nuovo da queste parti, su questo racconto, me lo auguro. E non vorrei che procedesse senza che lo sappia.

Prestando attenzione in generale alla mia testa, non sono mai solo qui dentro. Ma, quando corro, mi viene fuori un satiro che è sempre lo stesso. Uno sfoderato di cervello, nonché somiglia tremendamente al mio carattere di merda.

Sta di fatto, che per la terza volta, con questo spreco di bellicosità, ci uniamo a un, diverso ma non troppo, popolo di concorrenti.

E per quanto rompe le balle, mi piacerebbe poter dire che è stata l’ultima corsa insieme, la MAGA, ma non è possibile. Lo so, non sei il primo a cui sento i pensieri entrare nella zona considerazioni e sentirli di nuovo quando escono su via Del Dubbio Che Lo Sono Per Davvero. Pazzo. Tant’è che non te lo dico che sto tentando di cacciare Edilio di casa. Se lo facessi, è sicuro che passo definitivamente per pazzo.

Edilio starà per sempre nella mia testa, purtroppo.

Ad ogni buon conto, alla precedente domanda sul competitivo, avevo risposto. – Non che io sappia. E avevo aggiunto, – Tutt’al più le rende mal-conscie.

Poi mi sono messo a ridere. Di norma grufolo. Quella volta era più come se avessi una polpa qualunque in bocca, ad esempio di pera, che sbatteva sul palato per vie del risucchio.

Cosa molto poco apprezzata da Eddie.

– Ah ha, quanto sei spiritoso. – fa lui, rivolgendosi a me come avesse del ciarpame davanti alle ganasce degli occhi, e dopo – E com’è che tu saresti competitivo? – Insisteva.

– Non lo sono, infatti. Anzi, sempre per quel che ne so io, più che altro sto lavorando per essere competi-vivo.

E giù che mi metto di nuovo a ridere.

Sempre con quel risucchio applicato alla polpa di pera.

– Senti me, corrente alternata di ilaro cagate, questa è divertente quasi quanto panneggiare lenzuola sulla fune di un circo. Non devo dirtelo io che abbiamo già collezionato un ritiro e questo potrebbe essere il secondo di fila, giusto?

– No, ma aiuta. Al proprio senso di, perdonami la volgarità, self confidence. Comunque mi risulta che la Trans d’Havet sia stata sospesa.

Che, in quanto a verità, vero era vero. Ma lo stop alle mie gambe l’avevo dato ben prima di quello imposto alla gara. E infatti lo dicevo così per dire. Solo per risollevarmi dalle mazzate del mio secondo.

Il quale, a quanto pareva, non prendeva mai ferie dagli insulti.

– Vorrei offenderti. Come ti posso chiamare? Non importa. Caro tu Prurito Ramirez o come cazzo ti chiami. Eccolo. Questo Ramirez non ti starebbe male, e bene solo a un criceto, ma non credi che sarebbe meglio se lasciassimo fare queste corse a chi, ad esempio, è in grado di portarle a termine?

– De, – Gli brillo io con Dante, brill-ante. – Può darsi. Ma se non altro, io ci sto provando.

E lui cos ti va a fare su questo provando? Sbottato come se stesse una scatarrata destinata alla faccia di qualcuno, e momenti muore soffocato e ride. Lui. Ma soltanto dopo aver ingoiato la pera di prima.

– A quanto pare, – ho proseguito con l’intento di fare opera di convincimento a suon d’ironia surreale, cioè la realtà presa così com’è, – se non vinci, in questo mondo, non sei niente.

E sono svenuto.

Poi mi sono svegliato, rialzato e ho emendato – In questo mondo stracolmo di Superman non c’è mai niente di buono per chi si impegna o ci sta provando, e intanto impara delle cose. No niente di niente.

Avevo usato una voce diversa dalla mia per atteggiarmi a gradasso. Funziona così anche quando si è rivolti verso il mondo interiore.

– Esatto, – dice. Mi aveva preso di sorpresa. – Una cosa o la vinci o è meglio che te la vai a comprare.

– Aspetta un attimo, – l’ho interrotto. Ma lo avrei preso a calci nei denti. – Magari ci andiamo piano prima di parlare così. Non credi!

Non che Eddie avesse detto qualcosa di diverso da me, su come vanno le cose di questo mondo. Che le scorciatoie ormai sono state promosse a vie principali. Se non addirittura a strade maestre. Chi non lo sa? Era stata la sbrigatività con la quale pareva accettarlo tranquillamente, che mi aveva fatto girare virtualmente sui talloni, desiderando di soffiare un mantello all’aria e con quello straccio rosso sulle spalle riscrivere da capo la nostra storia tutta.

Vero. Ma anche qui come la storia del buttare fuori di casa, potendo scegliere, non dico niente. Sto zitto perchè in manicomio ancora non ci voglio andare.

Piuttosto, la questione era che anch’io avrei preferito portare a termine la MAGA. D’altro canto, a me pareva chiaro che non partecipassi ad alcuna di queste sfacchinate per vincerla. Era anche un pezzo che me lo dicevo. E ben per questo, avrebbe dovuto sentirlo pure Edilio l’imbruttito.

Evidentemente no però. Oppure faceva finta.

– Non ha senso. – E tace.

Allora mi sono esposto, – Cosa non ha senso?

– Tenere un’andatura che non sia la corsa, non ha senso. Oggi chi rallenta è fottuto.

– Io non sono fottuto proprio un bel niente.

– Ma ti va solo di scrivere i miei cazzo di racconti. Potresti parlare anche di altro oltre che un trail, lo sai?

– Tipo che cosa?

– Che so, stando sempre nella natura di insetti, uccelli..

– Giardinaggio?

– Anche.

Et voilà. Mago del cesso magico, sorgi dallo spazio profondo. Tra vento e oscurità, io ti chiamo. Parla. Mostrami il mio volto. Cesso, servo delle mie brame, chi è l’anima più smagliata del reame?

Ad ogni buon conto, quanto detto, succedeva che dal sentiero della Skymarathon non ero ancora saltato su quello della Skyrace. Per tornare sano e salvo a casa. D’altronde la corsa della MAGA, intesa come gara, non era ancora incominciata.

Prima di partire, sunteggio personaggi e percorso.

Con una memoria che, rispetto alle gambe, non è in stato di grazia. Voglio ricordarmeli tutti. Sir. Morgan il Pirata, i Trematerra, il folletto Opacottenne, Bergamo-Aldo nonché B-Aldo, etc.

Di questo etc. ne parlo meglio domani.

Ora vorrei che l’inizio venisse inteso secundum quandam prelibationem. Solo come un apertivo. Come pure le botte tra Eddie e me.

# To be continued

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2 Comments Add yours

  1. Aldo Menini ha detto:

    Ciao Massi, sono Aldo del Pulman, ti leggo volentieri, ti ho cercato sui social ma evidentemente usavo un nome sbagliato. Con piacere scopro il tuo blog, a presto!

    1. Massi E. Monaco ha detto:

      Ciao Aldo, mi fa piacere sentirti.
      Ci sei anche tu nel racconto, sai?
      Pazienta il tempo che ti faccio mettere dentro il piede.
      A presto!

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