[TRANS D’HAVET] Ciàcole da Carega


Non credo nelle reincarnazioni, sono ateo e, per lo stesso motivo, quando nomino Dio, lo chiamo Grande Bang. E mi convinco ancora di più che sia questo il suo nome giusto quando sento fischiare il cielo in un certo modo. Un modo che mi stringe l’intestino come se fosse naturale doversi riparare dalle bombe. Perché sono pronto a scommettere che mi stanno cadendo in testa per davvero.
Ti dico, ce ne vuole di pazienza a suonare i miei quarant’anni per fargli trillare che ho conosciuto la guerra. Sono troppo giovane. Eppure, nelle mie orecchie c’è uno sguardo. Certi sibili mi fanno venire l’espressione di uno che ha visto un elefante volare o si è sentito infilare la proboscide su per il culo. Tanto per tornare a qualcosa di viscerale. E non mi so nemmeno spiegare il perché. A meno che non consideri bombardamenti miei, cioè che conosco, quelli che fecero saltare le rotaie al Gamba di Legno. Un treno che passava sotto casa di Wanda, mia nonna. La quale, in quel periodo della seconda, lottava per tenersi il bambino e gli vendeva racconti attraverso la pancia.
Questo per dire cosa? Niente.
Che a striminzirsi dentro il DNA di tutti quanti noi, parere da miscredente che non sono altro, non ci va solo il patrimonio genetico dei nostri avi, ma anche la loro memoria intesa come vissuto. Che ti sbatte sugli occhi quando li tieni chiusi. Questo come prima cosa. E come seconda, che i ringraziamenti di questa avventura, la TRANS D’HAVET, vanno a tutti i volontari e in particolare agli Alpini, memoria collettiva. Il nostro cuore.

Par piasere, tien prexente che sto qua no’l xè un forum de opiniòn. Trata argomenti el pì posibiłe inerenti al me caminamènto conplesivo. E gnànca le ciàcołe con Eddie łe xè un ponto d’incontro ma na pałestra par barufe verbałi. Con lui non se połe pore dimande, far oservasion o inserir comunicasion de caratere xenerałe senza costionàre. Łe discusion in corso con èlo proseguen par tanti dì o diritura setimane e non va a molàrghe gnànca dal pissicòlogo.
Risolvare i radeghi na discusion inte łe ciacołe no ła xè mai indicà, saria come supiar so’l fogo. Anca un senplise cołegamento sbalià połe sortir efeti indexiderai, podaria senbrar na ciamada a łe armi. Mejo còrare pa’ ixołar ‘l orixene del conflito, el problema, e risolvarlo in modo costrutivo sensa contrapoxision nosive.
Quésto detto, se te pare che stà parlàda è fora posto, che no ła rispeta norme o che ła xè romai inùtole, archiviała.
Bòn lèzare!

A Simona, custode gentile di me caos.

“È inutile dichiarare la resa finchè non c’è qualcosa da seppellire.” Mel O’Zuccone

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– Lascia che te lo dica chiaro, – mi fa Edilio, – in altri tempi uno come te sarebbe morto da un pezzo.
– Stai attento, – ribatto subito, – che parole come queste potrebbero urtare i miei sentimenti. Cosa intendi dire?
Domanda inutile, sapevo benissimo cosa intendesse dire.
Quella è una frase che rivolgo al Grande Bang quando confesso che sono contento di essere vissuto in questo periodo. Adesso. E non quando la vita di tutti i giorni falciava le persone con la facilità con cui oggi si lascia a casa la gente per la religione dei grandi profitti. Una volta, tra arruolamenti e carestie, e topi che avevano un’aria più rude, a trent’anni ci arrivavano soltanto i campioni veri.
Quindi, pur condividevo la visione generale, ciò che gradivo meno era il suo desiderio che percepivo. Non che fossi già morto per davvero. Però contava di vedersi il cielo schiantare sulla testa condivisa. A patto che schiacciasse soltanto la mia, con tutte le ambizioni di combinare chissà cosa camminando, a suo dire, come un cetriolo sbronzo. E sempre a suo dire, con il culo in faccia di chiamarla corsa.
Credendo di avere il piede della montagna.
Che non ho. Al massimo barcollo su un paio di piote da camminatina pigra. Poca spinta.
E infatti non oso dargli torto.
Tanto per, vorrei evitare di tirarmi addosso quegli aruspici funesti. Ma anche perché l’intelletto non dispone di un fiuto particolarmente fine per la verità. Questo è un dato di fatto a prescindere dal sottoscritto. Al contrario, nulla gli viene più facile, al cerebro, di credere in ciò che asseconda le illusioni del desiderio.
Il passo sciolto è il mio.
E il corpo tenuto, pure.
Sciolto e tenuto che potrei scrivere per giorni interi. Correre e scrivere sono la stessa faccenda per me, sì. Mi piace così. Anche chi scrive segue la strada che ha davanti a sé e la percorre per lunghe distanze, chilometri di pagine. Molti dei quali finiscono nel dimenticatoio.
Ma è il ritmo della penna che si cerca di trasmettere.
Battito e respiro.
E battito e respiro sono proprio il dipinto di una corsa. Almeno credo. E sai una cosa? Penso che sia davvero divertente. Anche se, mettersi i ricordi sottobraccio, a me mi rende sgrammaticato. Stonato. E nostalgico.
Fine della nota personale.
Ora tocca continuare.
Siamo rimasti che Eddie mi aveva imprecato contro, io gli chiedevo ragioni sul suo dire così aggressivo ed era successo che, mezzo secolo dopo, egli, il mio doppio viandante, un duplicato spettrale che parla esattamente come me e che in lingua originale si dovrebbe chiamare doppelgänger, tornava a trasmettere dei segnali sonori, – Simpatizzo per quelli con un’idea grandiosa di sé. Per questo sono contento di averti come socio. Eppure, non capisco il perché, ma continuano ad uscirmi termini sul tuo conto zuppi di giudizio. Sai quelli che fanno rima con Orione.
– Tipo coglione?
– Eh, bravo. Coglione, minchione..
– Ok.
– Cazzone.
– Basta.
– Sicuro? Se vuoi vado avanti.
– Ho detto che no. Non è il caso. Grazie. Ci penso da solo a considerarmi un bipede barcollante con un atteggiamento da subliceale. Anche il tuo, però, non è da meno. Ininterrottamente piagnone. Alla fine tu appartieni a me quanto il viceversa. E così non mi fai diventare più temprato.
Tirato un respiro profondo, poi, avevo lasciato perdere.
Tentando di ricordare un versetto della Bibbia: «Se ti capita di dover picchiare qualche figlio di puttana, colpiscilo alla gola ma soltanto se non siete la stessa persona.» Non so ma, anche qui, mi sa che il desiderio c’entrasse qualcosa.
Dopo di che, vediamo due tizi che si erano piazzati su uno zoccolo di parete rocciosa. Uno spuntone, più precisamente. Pareva avessero allestito un nido proprio come fanno gli uccelli e da lì, con la faccia girata dalla stessa parte hanno levato le ali alle domande. – Come va?
– Bene, grazie! – Faccio io.
In realtà non volevo fare più un altro passo.
Fermo sul posto, mi ero tolto il cappello e dico, – Sono davvero stanco. Mi sento distrutto adesso.
E chiedo quanto manca al ristoro successivo.
– Ci sei quasi. Lo trovi alla fine di questa discesa.
Il tizio aveva indicato in una direzione dove si vedevano della corde. Erano necessarie per superare certi passaggi.
– E al termine della corsa, – chiedo ancora, – quanto manca?
Vacca ladra. Venti chilometri ancora da fare non erano alla mia portata. Il cielo era ancora bello incollato in alto, ma l’idea del ritiro si era piantata definitivamente nella mia testa. Come unica cosa ancora, prima di dire l’ultima parola sul fatto che l’azzurro crollasse, aspettavo di comunicare il numero del mio pettorale per farlo scrivere nella casella dei rinunciatari.
– Grazie, – Dico, e mi avvio.
– Ehi, – dice uno dei due, – fai attenzione.
– Certo che sì.
Edilio di solito sfotte, in queste situazioni.
Mi aspettavo che dicesse qualcosa tipo: So che voi cazzoni diventate rossi come un peperone e cominciate a spostare carte quando uno si preoccupa di voi con attenzione. E invece, – Mi spaventa il modo sincero col quale te lo ha detto.
– Già! – Gli rispondo.
Afferro una corda e vado a ritirarmi.

To be continued.

Dimenticavo ancora una cosa. Sul doppio viandante. Che può essere un protettore, una compagnia immaginare, ma più spesso è colui che preannuncia la morte.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Massi E. Monaco ha detto:

    L’ha ribloggato su Edilio Ciclostilee ha commentato:

    it’s me guys, me and my buddy Massi running and chitchatting 🙂

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